Quando siamo entrati per la prima volta in questo giardino, gli alberi erano già alti e maturi. Una grande parte dello spazio era occupata da un pino e il giardino aveva soprattutto bisogno di maggiore struttura, ordine e di una successione più chiara dei diversi livelli di vegetazione.
Invece di contrastare la vegetazione esistente, abbiamo deciso di valorizzarla e completarla. Abbiamo piantato numerosi arbusti, rampicanti, piante erbacee perenni e graminacee, creando diversi strati vegetali. Sotto il pino hanno trovato il loro posto eriche ed eriche invernali, dando vita a una composizione calma e dal carattere boschivo. Sulle scarpate accanto alla casa abbiamo inserito cipressi e ginepri sempreverdi, capaci di dare struttura al giardino anche durante l’inverno.
In un angolo appartato vicino alla terrazza abbiamo inserito una fontana a circuito chiuso. Il suo elemento centrale è un’antica macina in pietra: un oggetto con una propria storia, che nel giardino ha trovato una nuova vita.
Con il tempo, il giardino ha iniziato a coinvolgere non solo la vista. È diventato uno spazio sensoriale, in cui ogni elemento ha il proprio suono, profumo e movimento. La Pennisetum japonicum frusciava e sibilava dolcemente al passaggio del vento, l’acqua scorreva silenziosamente nella fontana e il canto degli uccelli — presente qui da molto tempo — completava l’atmosfera. Il profumo dell’erba appena tagliata arrivava con il susseguirsi delle stagioni.
È nato un giardino che non ha bisogno di molto per attirare l’attenzione. Invita piuttosto a rallentare, osservare e ascoltare. Uno spazio di contemplazione, dove per un momento è possibile allontanarsi dal mondo e semplicemente stare.

































