Orticolario 2023, Villa Erba, Cernobbio, Italia Progetto: StudioNIM Collaborazione: Miledù
Nel 2023 ho iniziato una collaborazione con Miledù, un’organizzazione impegnata nella valorizzazione del territorio, nell’inclusione sociale e nella tutela del patrimonio paesaggistico. In questo progetto ho messo a disposizione la mia esperienza come architetta del paesaggio e la mia visione progettuale, mentre Miledù ha portato il proprio bagaglio di esperienza nel lavoro sociale, educativo e ambientale.
L’incontro tra progettazione, artigianato e impegno sociale è diventato la base della nostra partecipazione a Orticolario 2023, manifestazione dedicata alla cultura del giardino e al rapporto tra uomo e natura, che si svolge nella storica Villa Erba di Cernobbio, sul Lago di Como.
La mia proposta progettuale ha superato la prima fase di selezione del concorso. Sei mesi più tardi, insieme a Miledù, abbiamo iniziato a realizzarla.
L’acqua che non c’è
Il tema centrale dell’edizione 2023 di Orticolario era l’acqua. Ho scelto di raccontarla attraverso la sua assenza.
Ho progettato una struttura circolare in pietra a secco, realizzata con pietra locale proveniente da Moltrasio. Una forma semplice è diventata il punto di partenza per una riflessione sull’acqua, sulla scarsità delle risorse naturali e sulla necessità di un modo più consapevole di progettare il paesaggio.
La costruzione a secco è una tecnica antica, che da secoli permette di costruire utilizzando ciò che offre il territorio. Senza malta e senza materiali aggiuntivi: solo pietre disposte con precisione, secondo un sapere costruito nel tempo. La sua solidità nasce dall’equilibrio, dall’esperienza e dalla conoscenza del materiale.
Era proprio questa l’idea che volevo mettere al centro del progetto: creare a partire da ciò che già esiste, utilizzando le risorse e le conoscenze locali.
Quando il progetto incontra il mestiere
Per la realizzazione abbiamo collaborato con i maestri della pietra a secco dell’associazione Sassi e Non Solo, provenienti dal Trentino. Hanno portato circa 4,5 m³ di pietra di Moltrasio e abbiamo iniziato a lavorare insieme.
Non conoscevo personalmente questi artigiani prima di quel momento. Ci siamo incontrati per la prima volta proprio attraverso questo progetto. Ho scoperto persone non solo estremamente competenti, ma anche capaci di trasmettere il proprio sapere con grande generosità e di lavorare con leggerezza, ironia e spirito di squadra.
Ogni pietra è stata lavorata a mano. Scalpello, matita, esperienza e attenzione determinavano il luogo in cui ogni elemento avrebbe trovato il proprio equilibrio.
Per me, come architetta del paesaggio, è stata una parte particolarmente significativa del processo: il momento in cui il disegno e l’idea progettuale smettono di essere qualcosa di astratto e prendono forma attraverso la materia, le mani e le competenze delle persone che la lavorano.
La sfida principale consisteva nel costruire un cerchio che fosse leggibile e interessante da entrambi i lati, sia dall’esterno che dall’interno.
Strato dopo strato, la parete ha iniziato a prendere forma e il progetto ha trovato una propria identità. Il processo di costruzione è diventato un’esperienza non solo progettuale, ma anche profondamente collettiva.
Miledù – progettare come pratica sociale
La collaborazione con Miledù è stata importante anche perché mi ha permesso di guardare al progetto del paesaggio da una prospettiva più ampia.
Lo spazio non nasce soltanto attraverso forme, materiali e piante. Nasce anche attraverso le relazioni tra le persone, la trasmissione delle conoscenze, la collaborazione e la possibilità di partecipare al processo di costruzione di un luogo.
Per questo, il progetto realizzato a Orticolario è stato per noi qualcosa di più di un’installazione. È diventato un luogo di incontro tra progettazione contemporanea e artigianato tradizionale, tra professionisti e visitatori, tra tutela del paesaggio e impegno sociale.
Durante la manifestazione abbiamo incontrato e dialogato con molti visitatori, raccontando l’idea del progetto, la storia dei muri a secco, l’utilizzo dei materiali locali e le possibilità di un modo più responsabile di progettare il paesaggio.
Tre riconoscimenti
Il progetto ha ricevuto tre importanti riconoscimenti:
AIAPP – Premio Matilde Marazzi, per uno spazio innovativo capace di interpretare valori quali semplicità, bellezza e sostenibilità;
una menzione speciale per l’aspetto storico e artistico;
e infine il Premio del Pubblico.
La conoscenza come parte del progetto
Durante Orticolario abbiamo inoltre organizzato un seminario dedicato al paesaggio, al patrimonio artistico, culturale e sociale e alla possibilità di costruire comunità più aperte, inclusive e rispettose dell’ambiente.
Abbiamo raccontato il lavoro di Miledù, la storia dei muri a secco e le idee alla base del progetto. Abbiamo inoltre invitato il direttore di Villa del Grumello, che ha raccontato la collaborazione nata per il recupero del parco storico della villa.
Per me, un elemento importante di questa esperienza è stata anche la possibilità di continuare a condividere conoscenze e competenze. Dopo Orticolario avevamo previsto, insieme a Sassi e Non Solo, l’organizzazione di un corso rivolto agli studenti e dedicato alla tecnica tradizionale della costruzione dei muri a secco.
Dal progetto al cambiamento
L’acqua che non c’è nasce dal desiderio di mostrare come il progetto contemporaneo del paesaggio possa nutrirsi delle risorse locali, delle tecniche tradizionali e di conoscenze che per secoli hanno contribuito a costruire i nostri territori.
La collaborazione con Miledù mi ha mostrato anche come il progetto possa diventare uno strumento per creare relazioni, trasmettere conoscenze e sviluppare una maggiore responsabilità verso i luoghi che abitiamo.
Pietra locale. Lavoro delle mani. Conoscenze tramandate nel tempo. Collaborazione.
È da questi elementi che può nascere un paesaggio contemporaneo, sostenibile e profondamente legato al proprio territorio.
Non si tratta di creare di più. Si tratta di imparare a utilizzare con maggiore consapevolezza ciò che già abbiamo.